Psicologo in Farmacia: solo un convegno o anche un’opportunità di lavoro?

Serve ancora il curriculum?

Tutti sappiamo che il concetto di salute corrisponde ad uno stato di benessere non solo fisico, ma anche mentale. Secondo l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), la salute di una persona è anche uno stato di benessere psicologico, che permette all’individuo di sfruttare maggiormente le proprie capacità cognitive, di stabilire relazioni più soddisfacenti, di partecipare e di adattarsi in modo più funzionale ai cambiamenti esterni ed interni alla realtà.

Secondo le ultime ricerche sembra che oltre il 25% della popolazione europea soffra di disturbi psicologici, in modo particolare di depressione, ansia, attacchi di panico, anoressia, dipendenze, ecc. Malesseri dovuti principalmente allo stile di vita frenetico che viene imposto dalla quotidianità, dal lavoro, dalla politica ecc.

In relazione a tutto ciò è nato il progetto LO PSICOLOGO IN FARMACIA, un modo semplice per promuovere il benessere mentale per tutte le fasce di età. Un sistema del tutto nuovo per prendersi cura della propria persona e acquisire uno stile di vita più sano.

Lo psicologo, in questo caso, avrà il compito di orientare le persone sulla conoscenza dei disturbi più comuni, aiutandole ad usufruire, in maniera più corretta, dei servizi offerti dal Sistema Sanitario Nazionale.
Intercettare sul nascere alcuni malesseri psicologici, permette di evitare patologie mentali molto più serie.

I progetti, già realizzati, dimostrano l’ottima risposta da parte dei cittadini, che sembrano apprezzare notevolmente questo servizio-aiuto.

Riassumendo, ecco i vantaggi che offre il progetto “psicologo in farmacia”:

  • i cittadini ricevono un servizio di consulenza totalmente gratuito, offerto da psicologi professionisti abilitati;
  • la farmacia diventa un punto di riferimento importante per tutta la cittadinanza, migliorando automaticamente la propria immagine, riconoscibilità ed impegno sociale;
  • gli psicologi, lavorando in un ambiente capillarmente diffuso sul territorio e riconosciuto come realtà professionale, hanno più possibilità nel far crescere la cultura rivolta al benessere psicologico ed alla figura stessa dello psicologo.

Ma già troviamo uno psicologo in tutte le Farmacie Italiane?

La risposta è: per ora, ancora NO!

Cerchiamo di capire insieme il perché. Il 15 Gennaio del 2018, si è tenuto un convegno, nella Biblioteca del Senato, proprio riguardante il tema della psicologia in farmacia. L’evento è stato organizzato dal Consiglio Nazionale Ordine Psicologi (CNOP) e patrocinato dalla Federazione degli Ordini dei Farmacisti Italiani (FOFI).

Dal convegno è emersa l’importanza di realizzare un connubio tra le due figure specialistiche, ossia quella del farmacista e quella dello psicologo. Due figure centrali in un momento di forte disagio!

Entrambi hanno il compito di lavorare in modo sinergico, per creare una presenza costante e concreta di riferimento per il benessere totale della persona.

Secondo quanto affermato dal Presidente di Federfarma Roma, l’entrata dello Psicologo in Farmacia genererà un impatto del tutto positivo non solo sull’utenza, ma anche sui costi della sanità pubblica. Trovare uno psicologo in farmacia, ha spiegato Vittorio

Contarina, è un vantaggio enorme ed è stato dimostrato dalle varie esperienze, condotte in alcune regioni del nostro Paese, e in particolare a Roma.

ATTENZIONE: Per far sì che tale servizio possa diventare una realtà esportabile e fruibile in tutto il territorio nazionale, è necessaria una stretta collaborazione tra i vari ordini degli Psicologi, presenti nelle differenti Regioni italiane, e le associazioni di categoria.

Quindi, la prossima azione da fare sarà stilare un unico protocollo idoneo e soprattutto valido per tutti, da poter seguire a livello nazionale.

Molte farmacie hanno già aperto le porte agli psicologi!

Il progetto “LO PSICOLOGO IN FARMACIA” è un’idea nata nel 2009, già largamente realizzata a Milano, Torino, Roma, Bologna, Cuneo, Verona e molte altre città italiane, con il patrocinio di varie associazioni di categoria (Federfarma, Ordine degli Psicologi, etc).

La legge 69 del 2009 ha trasformato le farmacie in servizi polifunzionali ad “alta valenza socio-sanitaria” per la promozione del benessere delle persone.

Centinaia di farmacie, presenti in tutta Italia, hanno dimostrato quanto sia stato efficace introdurre la figura dello psicologo all’interno della farmacia.

Ovunque c’è sempre una farmacia aperta, ed ovunque c’è sempre una mano tesa ad aiutare!

Logicamente, l’attività principale della farmacia deve essere e rimanere la dispensazione professionale dei farmaci. Come ha sottolineato Contarini, i servizi aggiuntivi, offerti nell’ambito della farmacia, devono essere solo un corollario, un di più, che aiuta i cittadini, ad orientarsi tra i vari servizi sanitari offerti.

Attraverso l’ambiente familiare e professionale della farmacia, i cittadini vengono aiutati nell’accesso ad una consulenza psicologica professionale.

Il servizio potrà concretizzarsi in una semplice rassicurazione o un parere, oppure potrà proseguire con una consulenza terapeutica. Rivolgendosi ai farmacisti, sarà possibile beneficiare di una prima seduta gratuita per capire gli effettivi bisogni del paziente e le effettive necessità di supporto da valutare in presenza dello psicologo.

L’unico requisito logistico richiesto alla farmacia è quello relativo ad uno spazio dove vengano garantite riservatezza e privacy, necessarie durante il colloquio psicologico.

La presenza della figura dello psicologo in farmacia, garantisce il massimo livello di tutela della salute delle persone, intesa sia dal punto di vista fisico che psicologico.

Ma chi pagherà lo Psicologo che lavora in Farmacia?

Bacchini, durante il convegno ha sottolineato un concetto molto importante: le farmacie non diventeranno le vetrine di altri professionisti, bensì un luogo di incontro fra i pazienti che presentano un proprio malessere e i professionisti che sanno individuare il corretto percorso per la risoluzione.

Gli psicologi non dovranno essere retribuiti dalla farmacia, piuttosto dai servizi sociali del territorio, proprio perché la farmacia è riferimento integrato socio sanitario del territorio.