Lavoro dipendente

Facciamo una breve panoramica di cosa offre il mercato del lavoro per uno psicologo che intende lavorare come dipendente.

Un bel giorno ti alzi e ti ritrovi con una bella laurea in Psicologia e un’iscrizione all’Albo in tasca. Generalmente, le prime domande che l’80% dei laureati si pongono sono:

E adesso cosa posso fare?
Dove posso presentare il mio curriculum?
Meglio puntare alla libera professione o lavorare in pubblico?

Lavoro dipendente

Quanti di voi sono veramente pronti ad affrontare le pratiche burocratiche del proprio futuro professionale, o hanno le idee chiare su come comportarsi per proseguire correttamente la propria formazione post lauream?

Tutto ciò è puramente normale, soprattutto quando si inizia una nuova professione. Crediamo che un po' di sana e corretta informazione sia utile e non guasti.

È inutile ripeterlo, è ormai argomento quotidiano: trovare un lavoro, oggi, è quasi un’impresa eroica!

La maggior parte delle strutture pubbliche sono in crisi. Visti i tagli effettuati dalla politica economica italiana è sempre più difficile, per gli psicologi, trovare un posto di lavoro sicuro nelle strutture pubbliche. Basta vedere il numero ridotto di concorsi pubblici in scadenza per rendersene conto.

Il settore privato, invece, sembra essere più in evoluzione. Stando ai dati forniti dall’ENPAP, nel 2016, gli psicologi che lavorano come liberi professionisti sono circa 54.444, contro i 5.788 che lavorano in regime di lavoro dipendente nel SSN (dato del 2010).

Ciò significa che per avere un futuro professionale occorre lavorare in proprio ed acquisire conoscenze specifiche imprenditoriali.

Volendo vedere il bicchiere mezzo vuoto, proviamo a capire insieme cosa può fare, chi ha, in tasca, una laurea in Psicologia.

Iniziamo con il dire che la professione di psicologo sfocia in un mercato del lavoro tutto da costruire. Gli sbocchi professionali possono essere molteplici: si va dal libero professionista [linkare con la pagina libera-professsione], che ambisce ad aprirsi uno studio, tutto suo, alle risorse che forniscono assistenza, presso varie strutture pubbliche e private (scuole, case penitenziarie, case di cura, ecc.). Il segreto sta nel come si vendono le proprie competenze.

Facciamo subito qualche esempio.

Chi si specializza in psicologia del lavoro, ad esempio, può esercitare nelle aziende, nel ruolo di responsabile HR (human resources), un professionista che si occupa della ricerca, della selezione, della formazione e della valutazione del personale.

Nell’ambito delle strutture sanitarie, la professione di psicologo può essere svolta essenzialmente attraverso due differenti modalità:

  • in regime di consulenza, esercitando cioè in qualità di libero professionista, dotato di partita Iva;

oppure

  • come dipendente pubblico a contratto.

L’attività consulenziale è solitamente legata ad un ambito d’intervento specifico, o ad un determinato progetto; entrambi definiti, a priori, dalla struttura committente.

Lo psicologo, inoltre, può tranquillamente lavorare nelle scuole, nei consultori, nei centri di accoglienza e nei tribunali, per fornire supporto psicologico a chiunque ne abbia bisogno.

Come possiamo ben vedere la platea di potenziali clienti è molto ampia: dagli anziani ai bambini, dagli immigrati agli sportivi, dai diversamente abili alle famiglie in crisi.

Con quale tipo di contratto può lavorare uno psicologo?

Secondo le ultime ricerche statistiche, sembra che il mondo delle cooperative sia il più aperto ad offrire possibilità lavorative agli psicologi. Ma che tipo di contratto dovrebbe avere uno psicologo che lavora in una cooperativa sociale?

È meglio diventare socio della cooperativa, oppure lavorare come un semplice dipendente?
Cosa cambia per quanto riguarda il pagamento delle tasse?

Se si viene assunti come dipendenti, vale il contratto collettivo nazionale delle cooperative sociali con posizione D1 (contratto base da psicologo), D2 (in qualità di coordinatore) o D3 (in qualità di educatore).

Se invece sei a partita iva o a progetto, il "costo" viene pattuito con l'azienda. La differenza tra un livello e l’altro è veramente minima, si tratta di circa 50 euro lordi di differenza.

Inoltre, secondo le tabelle del contratto collettivo nazionale, ricordiamo che lo stipendio dello psicologo è tarato su 38 ore lavorative settimanali.

Vuoi un curriculum efficace?

Molte persone pensano a chi spedire il proprio curriculum, senza chiedersi se sia effettivamente efficace il proprio CV.  Il Curriculum è uno strumento importante che non deve essere sottovalutato. Ma oggi l’idea stessa di curriculum è cambiata. Ti offriamo qui qualche utile consiglio per distinguerti dal resto della massa!

Ma quindi c’è o non c’è lavoro per gli Psicologi?

Diamo una risposta a questo dubbio amletico!

Dire semplicemente: Non c’è lavoro in Italia, è troppo facile, e a noi non piace vincere facile!

Stando ai recenti dati forniti da AlmaLAurea, sembra che non sia proprio così: in Italia, ben l’80% degli psicologi, che si sono laureati da 5 anni, lavorano.

Nel 30% dei casi sono liberi professionisti e lavorano con Partita IVA in studi privati, solo il 20% lavora a contratto come dipendente. La parte rimanente lavora saltuariamente a progetto. 

Per cui, non è affatto vero che laurearsi in psicologia vuol dire già essere disoccupati, come spesso si sente dire. Forse l’unica verità è che non esiste il TUTTO E SUBITO!

Ci vuole tempo per consolidare la propria formazione, per imparare a farsi conoscere, per capire come pubblicizzarsi, per confrontarsi con il mondo esterno.

La strada giusta da seguire, in un mondo così iperattivo e mutevole, è differenziarsi dalla massa nella maniera giusta.

Potrà sembrarvi una banalità, ma a volte serve veramente poco, basta un buon sito internet, una buona presentazione sui portali giusti, una mirata pubblicità, ed il gioco è fatto.

Ricordatevi che il mondo del lavoro ormai ha cambiato setting: è tutto on line!